Come sgooglizzarsi e vivere felici (parte 1)

Premessa

Ho deciso di scrivere questa guida in più passaggi dopo essermi sentito chiedere da molte persone indicazioni e suggerimenti su come affrancarsi dai servizi di Google. C’è da dire che Google offre servizi comodissimi e già integrati e che occorre quindi un po’ di buona volontà per ottenere medesimi risultati con altre risorse.
Aggiungo che queste guide non saranno particolarmente tecniche, perciò anche l’utente non tecnico può avvantaggiarsi di alcune o tutte le soluzioni descritte.

Perché sgooglizzarsi?

Google, come già detto, offre moltissimi servizi gratuiti e integrati. C’è da dire che Google non è l’unico Big a offrire moltissimi servizi integrati ai propri utenti; viene subito in mente, ad esempio, Microsoft.
Google però, in questo momento, ha una marcia in più dovuta alla capillare diffusione dei dispositivi Android. Per beneficiare di uno smartphone Android viene chiesto subito di accettare i Termini di Servizio di Google, e di creare un account (o di configurare il proprio account esistente).
Subito si entra a far parte del mondo di servizi di Google: ricerca web, email, rubrica sincronizzata, calendari remoti condivisi e sincronizzati, spazio per i propri documenti (Drive) e per le proprie foto (Google Photo), navigatore GPS (integrato con Google Maps) solo per citare i servizi più famosi.
Il rovescio della medaglia di tutti i servizi ottenuti gratis è consegnare anima e corpo i propri dati; documenti, foto, ma anche gusti e preferenze evincibili dallo storico delle ricerche online, cerchie di amicizie e interessi desumibili dalla rubrica e dai contatti di Google+, luoghi visitati ricavati dall’uso di Maps e del navigatore GPS, stato di salute proprio e dei propri cari (chi non ha mai affidato domande mediche al motore di ricerca?), convinzioni personali, religiose, politiche, gusti sessuali, condizione economica.
Tutto questo si traduce nella profilatura dell’utente per sottoporre pubblicità mirata, con conseguenze che però vanno al di là della mera somministrazione pubblicitaria, come vedremo nei prossimi articoli.
A coloro che non vedono il problema di consegnare tutti se stessi al Google di turno (attenzione, in questi articoli Google viene trattata come esempio, ma non è l’unica azienda a operare in questo modo) consiglio di fermarsi qui e non perdere ulteriore tempo.
Chi invece, leggendo le poche righe introduttive scritte qui sopra avesse la curiosità di saperne di più, è invitato a leggere la prossima parte di questo articolo, che pubblicherò sempre su queste pagine e che tratterà di ricerche web.

Alla prossima