GPaste su Ubuntu 11.10

Ecco come installare GPaste sul nuovo Ubuntu 11.10

Occorre innanzitutto installare i pacchetti necessari:

sudo apt-get install autoconf automake valac-0.12 intltool libgtk-3-dev libtool libglib2.0-dev git libdbus-1-dev

Ora, scarichiamo GPaste dal repository git, quindi spostiamoci nella dir che usiamo per tenere i compilati da sorgenti: 

git clone https://github.com/Keruspe/GPaste.git

Spostiamoci nella directory GPaste:

cd GPaste

Procedere quindi con i passi di configurazione/compilazione/installazione:

./autogen.bash --enable-gnome-shell-extension

 ./configure --prefix=/usr

 make

 sudo make install

Occorre fare logout dalla sessione di Gnome per trovare abilitata l’estensione per GPaste.

Nel caso Gpaste non comparisse, installare il pacchetto Gnome Tweak Tool

sudo apt-get install gnome-tweak-tool 

che consente una gestione semplice delle impostazioni di Gnome Shell.

APPLE FILESYSTEMS MINI-HOWTO

ovvero: come montare i filesystems di casa Apple su Linux e vivere felici

A chi sia capitata l’avventura/sventura di avere amici macintoshani o di dover lavorare per aziende di grafica o di editing audio/video (solo per citare qualche esempio) saranno sicuramente capitati in mano dei CD/DVD/Floppy creati su macchine della Mela™. Tali fantastici supporti si rifiutano apparentemente di venire aperti dalla nostra LinuxBox. Vediamo quindi come far digerire le mele al Pinguino 🙂

In principio era HFS

O quasi. A quel che mi risulta il primissimo filesystem di casa Apple fu l’MFS (con molta fantasia Macintosh File System), ma trovarlo è praticamente impossibile e neanche il Pinguino è così di bocca buona da riuscire a digerirlo.
Il filesystem storico dei Mac (usato dai MacPlus fino al MacOS 8, se non erro) fu comunque HFS (Hierarchical File System) ed è ancora oggi abbastanza diffuso (anche sui floppy). Supponiamo quindi di avere un floppy formattato con HFS.
Perchè Linux riesca a montarlo occorre che ne sia abilitato il supporto a livello kernel. Bisognerà quindi (molto probabilmente) ricompilare il kernel. In particolare è necessario compilare come modulo il supporto a HFS (File Systems > Miscellaneous filesystems > Apple Macintosh file system support). Una volta ricompilato il kernel è sufficiente inserire il floppy e (da root) dare:

mount -t hfs /dev/fd0 /mnt/floppy

et voilà, il contenuto del floppy sarà accessibile in lettura/scrittura.

HFSPLUS

Dalla versione 8.1 in poi MacOS ha adottato il filesystem HFS+, un HFS con l’aggiunta del journaling e di altre features. Il modulo per hfs non funziona per il filesystem HFS+ ed è quindi necessario ricompilare il kernel abilitando il supporto (in sola lettura) per l’Apple Extended HFS filesystem (File Systems > Miscellaneous filesystems > Apple Extended HFS filesystem). Per montare, ad esempio, un CD/DVD (il caso più frequente, almeno nella mia esperienza) formattato in HFS+ basta dare (da root):

mount -t hfsplus /dev/cdrom /mnt/cdrom

per avere accesso in lettura ai contenuti.

Apple UFS

Il caso più rognoso che mi sia capitato è stato quello di un CD formattato in Apple UFS FileSystem. Il problema dell’UFS è che esso è un filesystem di cui esistono diversi dialetti (ovviamente incompatibili l’uno con l’altro). Linux mette a disposizione un unico modulo (da attivare in File Systems > Miscellaneous filesystems > UFS file system support) al quale passare come opzione (mount -o ) il dialetto desiderato. I “dialetti” disponibili sono: sun, sunx86, 44bsd, ufs2, 5xbsd, old, hp, nextstep, netxstep-cd, openstep. Dato che in nessuno di essi apparivano riferimenti alle mele sono andato per tentativi. Per primi ho provato nextstep-cd e nextstep (visto che il CD proveniva da un MacOSX che è un clone di NextStep) senza risultati, ma sono stato fortunato al terzo tentativo (con openstep). Questa la riga da impartire per montare un CD/DVD in Apple UFS:

mount -t ufs -o ufstype=openstep -r /dev/cdrom /mnt/cdrom

L’opzione “-r” forza il montaggio in sola lettura (la scrittura su UFS è sperimentale e ancora insicura).

Ma che FS sarà?

Se avete per le mani un floppy/CD/DVD/partizione di cui non sapete il filesystem potete tentare con questo comando (nell’esempio suppongo di avere un CD, ma funziona con qualsiasi dispositivo):

head -n 1 /dev/cdrom

Usando il comando su un CD Apple HFS+ si ottiene:

[email protected] [email protected]

invece con un CD in Apple UFS

ERâ[email protected]â8disk imageApple_UFSâ[email protected]âx

Infine su una partizione Fat32 il risultato è:

..XMSDOS5.”….NO NAME FAT32

Devo ricompilare o no il kernel?

Le moderne distro Gnu/Linux escono equipaggiate con dei kernel generici che supportano tutto o quasi il supportabile. Per scoprire quindi se il vostro kernel è già AppleFS ready date questi comandi.

Per HFSPLUS

modprobe -l|grep hfsplus

Per HFS

modprobe -l|grep hfs

Per UFS

modprobe -l|grep ufs

Se il risultato è qualcosa del tipo

/lib/modules/2.6.x.x/kernel/fs/xxx/xxx.ko

allora siete AppleFS ready. Altrimenti, armatevi di pazienza, caffè e sorgenti del kernel, e buon lavoro di ricompilazione 🙂

Join di un client Ubuntu 9.10 in un dominio di Active Directory

Per tutti coloro che desiderano, o hanno la necessità al lavoro di integrare una workstation Gnu/Linux (nel nostro esempio, equipaggiata con Ubuntu 9.10) con un dominio di Active Directory, ecco come fare.

Innanzitutto, occorre installare il pacchetto likewise-open; per chi, come me, è particolarmente pigro e non vuol fare troppa fatica ad imparare un nuovo tool a linea di comando, consiglio di installare direttamente la GUI, che è molto intuitiva e completa; quindi aprite un terminale e digitate

sudo apt-get install likewise-open5-gui

Il pacchetto porterà con sè un certo numero di pacchetti (tra cui quelli del protocollo Kerberos, indispensabili per l’autenticazione.

Ora è possibile scegliere la GUI direttamente da Sistema > Amministrazione > Active Directory Membership
likewise1.jpg

Il meccanismo di Join al dominio è estremamente intuitivo, e anzi permette una flessibilità superiore del tool nativo di Microsoft, perchè si può scegliere, da subito, se registrare la macchina nella Organizational Unit di default del dominio (generalmente, Computers) o se inserirla direttamente in una OU specifica.
likewise2.jpg

Dopo il riavvio (richiesto) è possibile eseguire il login utilizzando il proprio utente di Active Directory; attenzione, però, perchè l’autenticazione sia accettata occorre utilizzare il FDQN del dominio, in questo modo (poniamo, ad esempio, come dominio localdominio.adds):

localdominio.adds\mionomeutente

Et voilà; login effettuato.

Visibilità su AD

È interessante notare come, anche sul Dominio Active Directory, il sistema operativo della workstation venga correttamente riportato.
likewise3.jpg

Il problema SUDO

Se siete gli unici utenti della macchina, e volete continuare ad utilizzare gli strumenti amministrativi di Ubuntu, magari utilizzando le credenziali dell’utente di dominio, occorre modificare il file /etc/sudoers per aggiungere tale utente.

Aprite un Terminale e diventate root (passando le credenziali dell’utente locale utilizzato in fase di installazione), quindi modificate il file con il comando visudo.

Attenzione: nel file suodoers dovrete utilizzare il nome NetBios del dominio e il doppio backslash, in questo modo:

LOCALDOMINIO\\mionomeutente ALL=(ALL) ALL

Dopo tale modifica, anche per le azioni amministrative locali sulla macchina, sarà possibile utilizzare le credenziali di dominio.
likewise4.jpg

Alla prossima!