APPLE FILESYSTEMS MINI-HOWTO

ovvero: come montare i filesystems di casa Apple su Linux e vivere felici

A chi sia capitata l’avventura/sventura di avere amici macintoshani o di dover lavorare per aziende di grafica o di editing audio/video (solo per citare qualche esempio) saranno sicuramente capitati in mano dei CD/DVD/Floppy creati su macchine della Mela™. Tali fantastici supporti si rifiutano apparentemente di venire aperti dalla nostra LinuxBox. Vediamo quindi come far digerire le mele al Pinguino 🙂

In principio era HFS

O quasi. A quel che mi risulta il primissimo filesystem di casa Apple fu l’MFS (con molta fantasia Macintosh File System), ma trovarlo è praticamente impossibile e neanche il Pinguino è così di bocca buona da riuscire a digerirlo.
Il filesystem storico dei Mac (usato dai MacPlus fino al MacOS 8, se non erro) fu comunque HFS (Hierarchical File System) ed è ancora oggi abbastanza diffuso (anche sui floppy). Supponiamo quindi di avere un floppy formattato con HFS.
Perchè Linux riesca a montarlo occorre che ne sia abilitato il supporto a livello kernel. Bisognerà quindi (molto probabilmente) ricompilare il kernel. In particolare è necessario compilare come modulo il supporto a HFS (File Systems > Miscellaneous filesystems > Apple Macintosh file system support). Una volta ricompilato il kernel è sufficiente inserire il floppy e (da root) dare:

mount -t hfs /dev/fd0 /mnt/floppy

et voilà, il contenuto del floppy sarà accessibile in lettura/scrittura.

HFSPLUS

Dalla versione 8.1 in poi MacOS ha adottato il filesystem HFS+, un HFS con l’aggiunta del journaling e di altre features. Il modulo per hfs non funziona per il filesystem HFS+ ed è quindi necessario ricompilare il kernel abilitando il supporto (in sola lettura) per l’Apple Extended HFS filesystem (File Systems > Miscellaneous filesystems > Apple Extended HFS filesystem). Per montare, ad esempio, un CD/DVD (il caso più frequente, almeno nella mia esperienza) formattato in HFS+ basta dare (da root):

mount -t hfsplus /dev/cdrom /mnt/cdrom

per avere accesso in lettura ai contenuti.

Apple UFS

Il caso più rognoso che mi sia capitato è stato quello di un CD formattato in Apple UFS FileSystem. Il problema dell’UFS è che esso è un filesystem di cui esistono diversi dialetti (ovviamente incompatibili l’uno con l’altro). Linux mette a disposizione un unico modulo (da attivare in File Systems > Miscellaneous filesystems > UFS file system support) al quale passare come opzione (mount -o ) il dialetto desiderato. I “dialetti” disponibili sono: sun, sunx86, 44bsd, ufs2, 5xbsd, old, hp, nextstep, netxstep-cd, openstep. Dato che in nessuno di essi apparivano riferimenti alle mele sono andato per tentativi. Per primi ho provato nextstep-cd e nextstep (visto che il CD proveniva da un MacOSX che è un clone di NextStep) senza risultati, ma sono stato fortunato al terzo tentativo (con openstep). Questa la riga da impartire per montare un CD/DVD in Apple UFS:

mount -t ufs -o ufstype=openstep -r /dev/cdrom /mnt/cdrom

L’opzione “-r” forza il montaggio in sola lettura (la scrittura su UFS è sperimentale e ancora insicura).

Ma che FS sarà?

Se avete per le mani un floppy/CD/DVD/partizione di cui non sapete il filesystem potete tentare con questo comando (nell’esempio suppongo di avere un CD, ma funziona con qualsiasi dispositivo):

head -n 1 /dev/cdrom

Usando il comando su un CD Apple HFS+ si ottiene:

[email protected] [email protected]

invece con un CD in Apple UFS

ERâ[email protected]â8disk imageApple_UFSâ[email protected]âx

Infine su una partizione Fat32 il risultato è:

..XMSDOS5.”….NO NAME FAT32

Devo ricompilare o no il kernel?

Le moderne distro Gnu/Linux escono equipaggiate con dei kernel generici che supportano tutto o quasi il supportabile. Per scoprire quindi se il vostro kernel è già AppleFS ready date questi comandi.

Per HFSPLUS

modprobe -l|grep hfsplus

Per HFS

modprobe -l|grep hfs

Per UFS

modprobe -l|grep ufs

Se il risultato è qualcosa del tipo

/lib/modules/2.6.x.x/kernel/fs/xxx/xxx.ko

allora siete AppleFS ready. Altrimenti, armatevi di pazienza, caffè e sorgenti del kernel, e buon lavoro di ricompilazione 🙂

Riso alla creola con Salsiccia

Riso alla creola con Salsiccia

Persone 4
Tempo di preparazione 20 minutes
Tempo di cottura 15 minutes
Tempo totale 35 minutes
Portata Lunch
Regione Italian
Ecco come preparare un ottimo riso alla creola con salsiccia: un piatto semplice e veloce da preparare. Inoltre, grazie anche al modo di cottura del riso, il piatto risulterà molto digeribile.

Ingredienti

  • 400g Riso (Vialone Nano)
  • 800g Acqua
  • 1/2 Cucchiaio Sale grosso
  • 15g Burro
  • 200g Salsiccia
  • 1 Bicchiere Vino Bianco
  • 2 Rametti di Rosmarino
  • 3 Cucchiai Parmigiano (grattuggiato)

Preparazione

Mettete a bollire in una pentola l'acqua, assieme al sale grosso e al burro.
Una volta raggiunta l'ebollizione, versate a pioggia il riso in modo uniforme, abbassate la fiamma, mettete il coperchio e impostate il timer a 15 minuti.
Fate cuocere senza mai mescolare
Nel frattempo rompete a pezzetti la salsiccia e mettetela a cuocere a fiamma vivace in una padella con il rosmarino.
A metà cottura sfumate con il vino bianco. Spegnete quando è ben cotta.
Trascorsi i 15 minuti versate il riso nella padella con la salsiccia e accendete il fuoco a fiamma vivace.
Fate spadellare per un paio di minuti, spegnete il fuoco e aggiungete il grana.
Buon appetito!

WINDOWS 2008R2 CORE AS LINUX

Ok, ok, il titolo è provocatorio, ma mi sono divertito a provare a rendere più “Linux friendly” (hehehe) il nuovissimo Windows Server 2008R2 in installazione Core.

Al primo avvio di W2K8R2 core, infatti, viene presentato uno scarno prompt di comandi….un pò pochino…

Vi informo subito: questa non è una guida o una best pratice per l’utilizzo di Windows 2008R2 Server Core; è solo il divertimento (mio) di “customizzare” il sistema operativo.

Il primo passo è stato installare la più potente PowerShell: in questo caso sono ricorso alla guida di Andy Schneider:

start /w ocsetup MicrosoftWindowsPowerShell

La PowerShell verrà installata in C:\windows\system32\windowspowershell\v1.0\powershell.exe.

Il FileManager

Lo volevo potente, stabile e poco esigente in termini di risorse: la risposta è caduta su Total Commander.

Il programma funziona perfettamente, con l’unica pecca di non caricare le icone dei comandi più utilizzati sulla toolbar superiore.

Il programma di gestione

Il pannello di controllo di Windows è davvero troppo comodo per farne a meno, giusto? Ecco quindi una rivisitazione adatta per W2k8R2 Core: Windows Server Core – CoreConfigurator, del buon Guy Teverovsky. Questa semplice GUI ci viene in aiuto per i compiti di amministrazione più comuni: gestione utenti/gruppi, installazione/rimozione di programmi, configurazione delle schede di rete e del firewall…

Davvero un tool che non deve mancare!

Il browser

Potevo farmi mancare un bel browser web? Certo che no! E quindi, via su Mozilla-x86-64 a scaricare la versione a 64bit del buon Mozilla Firefox!

Il WindowManager

Quello di default di Windows (e quindi anche della versione Core) è piuttosto spartano e privo di funzioni; perchè allora non sostituirlo con uno più potente e flessibile (e magari con un bel menu sul tasto destro del mouse, in modo da far partire velocemente le applicazioni installate?

La scelta è caduta subito, e senza esitazioni, su BlackBox for Windows, la reimplementazione del famoso BlackBox in ambiente Microsoft.

Risultato finale

Ecco qui lo screenshot finale del mio lavoro:

Join di un client Ubuntu 9.10 in un dominio di Active Directory

Per tutti coloro che desiderano, o hanno la necessità al lavoro di integrare una workstation Gnu/Linux (nel nostro esempio, equipaggiata con Ubuntu 9.10) con un dominio di Active Directory, ecco come fare.

Innanzitutto, occorre installare il pacchetto likewise-open; per chi, come me, è particolarmente pigro e non vuol fare troppa fatica ad imparare un nuovo tool a linea di comando, consiglio di installare direttamente la GUI, che è molto intuitiva e completa; quindi aprite un terminale e digitate

sudo apt-get install likewise-open5-gui

Il pacchetto porterà con sè un certo numero di pacchetti (tra cui quelli del protocollo Kerberos, indispensabili per l’autenticazione.

Ora è possibile scegliere la GUI direttamente da Sistema > Amministrazione > Active Directory Membership
likewise1.jpg

Il meccanismo di Join al dominio è estremamente intuitivo, e anzi permette una flessibilità superiore del tool nativo di Microsoft, perchè si può scegliere, da subito, se registrare la macchina nella Organizational Unit di default del dominio (generalmente, Computers) o se inserirla direttamente in una OU specifica.
likewise2.jpg

Dopo il riavvio (richiesto) è possibile eseguire il login utilizzando il proprio utente di Active Directory; attenzione, però, perchè l’autenticazione sia accettata occorre utilizzare il FDQN del dominio, in questo modo (poniamo, ad esempio, come dominio localdominio.adds):

localdominio.adds\mionomeutente

Et voilà; login effettuato.

Visibilità su AD

È interessante notare come, anche sul Dominio Active Directory, il sistema operativo della workstation venga correttamente riportato.
likewise3.jpg

Il problema SUDO

Se siete gli unici utenti della macchina, e volete continuare ad utilizzare gli strumenti amministrativi di Ubuntu, magari utilizzando le credenziali dell’utente di dominio, occorre modificare il file /etc/sudoers per aggiungere tale utente.

Aprite un Terminale e diventate root (passando le credenziali dell’utente locale utilizzato in fase di installazione), quindi modificate il file con il comando visudo.

Attenzione: nel file suodoers dovrete utilizzare il nome NetBios del dominio e il doppio backslash, in questo modo:

LOCALDOMINIO\\mionomeutente ALL=(ALL) ALL

Dopo tale modifica, anche per le azioni amministrative locali sulla macchina, sarà possibile utilizzare le credenziali di dominio.
likewise4.jpg

Alla prossima!