Jazz
Il ronzio sommesso del computer acceso tenta di distrarmi da questa sera.Quasi perfetta.
Sono qui, al sicuro nella mia alcova, oggeti familiari mi sorridono, sto ascoltando Wynton Marsalis, ed è un gran jazzista, davvero un grande trombettista.
Tutto perfetto, insomma.
Quasi.
Perchè manchi tu, e ti vorrei qui, accanto a me, ad ascoltare queste note che accarezzano la sera, seta sulla pelle, note morbide, un brano di Armstrong che invita all'amore, quello vero, che ti fa tremare le ginocchia solo a dirlo, occhi confusi di accesi desideri, labbra cuore sangue.
Jazz.
Ti piace questa musica, lo so, me l'hai detto tu ricordi?
Chissà dove sei ora, mi chiedo, starai già dormendo?
Il Jazz, dicevo.
Questa musica, che ti entra nelle vene, nel sangue prima che nel cervello.
Ci devi essere portato, come ogni malattia o vizio, per capirlo.
Questo jazz che mi piace, che ascolto avidamente ma che ancora non so suonare, non padroneggio, una lingua straniera che a sentirla capisco bene, ma che difficile parlarla!
E mi chiedo come te la caveresti tu, con l'Africa che ti scorre dentro, la cultura sassone in cui vivi e il tuo soggiorno latino. Tu che, bè, ne parli un sacco di lingue, come te la caveresti con questa?
Scommetto bene.
Perchè il jazz scorre dentro, ce l'hai o non ce l'hai, come gli occhi scuri o la pelle olivastra. Lo puoi imparare, è vero, ma come una lingua straniera che apprendi da adulto. Per quanto ti sforzi, non arriverai a coglierne le sfumature, i giochi di parole. Per questo il jazz devi averlo dentro, da subito, da sempre, se vuoi fare del buon jazz.
E' il tuo sangue, non tu, ad impugnare quella tromba, caro Wynton!
Sorrido tra me e me.
Sono sereno, perchè è una bella serata.
Perfetta.
Quasi.
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