Racconti

Cammino solitario
A volte è tutto semplicemente troppo
Jazz
Certe volte
Jack vuole morire



Certe volte

Certe volte ti alzi la notte.
Insonne, cominci a gironzolare per le stanze, in cerca di qualcosa, cosa non sai, ma comunque qualcosa, forse è qui chi lo sa...
Poi apri una finestra.
Il cielo.
Sembra che possa avere tutte le risposte. Cominci a guardarlo, cerchi di leggere tra i puntini luminosi.
Odore di fieno, siamo d'estate, e i grilli che fanno gara con le civette e i gufi.
Li invidi, loro probabilmente sanno già tutto, tutto il necessario per la loro vita.
Magari sei tu che cerchi risposte di muti silenzi.
Poi la luna, quante odi e serenate di lupi dal cuore tenero o di poeti d'ogni tempo, e anche tu la osservi come rapito, quelle vecchie cicatrici sul volto luminoso, anche lei sembra sapere tutto.....
E scappi, e ti perdi, preda dei tuoi voli, anche se sai che non è giusto, perdersi dico, ma che in fondo è questo che vuoi, perderti per non ritrovarti, magari così puoi capire, forse non ha senso, ed è così, ma è un senso in fondo quello che vai cercando e chissà, magari si può trovare solo perdendolo, in virtù di uno strano contrappasso.....
Ah, beati gli avi, loro sì che sapevano.
Non tutto magari.
Ma l'uomo era il nucleo di un centro e gli dei predisponevano un fato per ognuno.
Magari un destino crudele.
Ma certo.
Allora nascevi e già si sapeva tutto di te, di cosa saresti stato, o non avresti mai potuto essere.
Eri preparato, da subito.
Ora non più.
Nasci come per caso, pulviscolo di un granello spruzzato dal caos, e non hai centro, non orizzonte, né punto fisso. Tu, che anche fermo ruoti su una palla impazzita posta in chissà quale periferia e non c'è stella, o cielo, o luogo che ti siano d'appoggio, non appiglio a cui aggrapparsi, né rupe su cui poggiare il passo.
In cammino sempre, e il tuo equilibrio devi essere tu.
Non cadere, non puoi, se cadi sei finito, nessuno può raccoglierti.
E non guardare indietro, anche perché non serve, se anche ti giri scopri subito che un dietro non esiste, né un prima, né un poi.
Equilibrio, ci vuole.
Tutta una vita a stare concentrato, per non cadere.
Tutta una vita assorbito dalla fatica di star sempre in piedi....

Ma poi ti alzi, una sera, e ti chiedi a che serve, a cosa porta, se ne vale la pena.
Ma non c'è nessuno lì, a darti una risposta.
E allora guardi il cielo, e ascolti, muto, il canto triste di una civetta.

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